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  • Librairie: Libreria Pontremoli (Italia)
  • ILAB-LILA Member
  • Année de parution: 1827
  • Éditeur: Presso Ant. Fort. Stella e Figli (verso del frontespizio: Tipografia Manini)
  • Pages: pp. [4: frontespizio e prologo dello stampatore] 255 [1 con l’indice].
  • Thèmes: LIBRO Poesia Italiana dell' 800 Filosofia
  • Format: in 8°
  • Poids de l'envoi: 1.000 g
  • Reliure: bella legatura primo Novecento di gusto francese con titoli oro al secondo scomparto e data al piede, dentelle oro e fregi, tagli dorati, cuffie in seta tricolore, segnalibro in seta gialla
  • Édition: Edizione originale.
  • Lieu d'édition: Milano
  • État: Dorso della legatura restaurato conservando le parti originali; all’interno esemplare in condizioni pressoché perfette (lieve restauro al margine di p. 7), freschissimo, in barbe al margine inferiore ed esterno (mm 200 x 110).

Description

Edizione originale. Dorso della legatura restaurato conservando le parti originali; all’interno esemplare in condizioni pressoché perfette (lieve restauro al margine di p. 7), freschissimo, in barbe al margine inferiore ed esterno (mm 200 x 110). «Ho letto il libro del Conte Leopardi: mi parve il libro meglio scritto del secolo nostro» (Lettera di Niccolò Tommaseo ad Antonio Fortunato Stella, luglio 1827). -- «Le ‘Operette morali’ sono il libro da cui deriva tutto quello che scrivo» (Italo Calvino, 10 marzo 1984). -- Le «Operette morali» uscirono dai torchi del Manini nel giugno 1827: contengono 21 testi, 18 dei quali del tutto inediti. Le vicende che condussero alla loro pubblicazione, però, furono tutt’altro che semplici. Nel gennaio 1826, sul numero 61 dell’«Antologia» e per iniziativa del Giordani, vennero infatti pubblicate per la prima volta il «Tasso», il «Colombo» e il «Timandro» sotto il titolo comune «Delle operette morali del conte Giacomo Leopardi | Primo Saggio». Leopardi, però, non ne fu per nulla soddisfatto: si disse addirittura «un poco umiliato» e denunciò allo Stella e al Viesseux «errori di stampa madornali, alcuni dei quali guastano affatto il senso» (Besomi, p. XLVI e p. LXIX). Rifiutata l’idea di stampare tutte le «Operette» sulla rivista, l’autore si mise immediatamente in cerca di un editore. Iniziarono così le trattative per la pubblicazione con il milanese Antonio Fortunato Stella, presso il quale aveva già in cantiere le «Rime di Francesco Petrarca» e la «Crestomazia Italiana». L’accordo si fece, ma, per sondare la reazione della censura, Stella pubblicò sul «Nuovo ricoglitore», da lui diretto, le operette già apparse sull’«Antologia», e ne fece un estratto, vera e propria ristampa con correzioni, come scrisse a Leopardi: «Ella troverà che alcuni degli errori corsi nell’‘Antologia’ sono stati corretti nella ristampa del ‘Ricoglitore’, ma non tutti. Tutti li troverà tolti nelle copie che ho fatto tirare a parte, dando ad esso saggio una forma d’opuscolo in due fogli in 8» (Besoni, p. LXX). -- Temendo un intervento della censura, Stella propose a Leopardi di pubblicare tutte le «Operette» sul «Ricoglitore». Il poeta, però, rispose piccatissimo: «Se a far passare costì le ‘Operette morali’ non v’è altro mezzo che stamparle nel ‘Ricoglitore’, assolutamente e istantemente la prego ad aver la bontà di rimandarmi il manoscritto al più presto possibile. O potrò pubblicarle altrove, o preferisco il tenerle sempre inedite al dispiacer di vedere un’opera che mi costa fatiche infinite, pubblicata a brani in un Giornale» (lettera del 31 maggio 1826). Stella tornò allora sui suoi passi, continuò a trattare per la stampa e finalmente superò i vincoli della censura, proponendo a Leopardi una nuova soluzione: la pubblicazione delle «Operette» nella collana della «Biblioteca amena». Ma l’autore, ancora una volta, rispose negativamente, quasi offeso: «un libro di argomento profondo e tutto filosofico e metafisico, trovandosi in una ‘Biblioteca per Dame’, non può che scadere infinitamente nell’opinione, la quale giudica sempre dai titoli più che dalla sostanza» (lettera del 6 dicembre 1826); per la seconda volta dunque, Leopardi chiese che gli venisse riconsegnato il manoscritto. Nonostante tutto, ai primi del 1827, Stella e Leopardi trovarono un’intesa, e il volume poté andare in stampa: il lavoro di composizione e correzione proseguì fino al giugno dello stesso anno, quando il capolavoro di Leopardi, unico esempio di prosa artistica pubblicata in vita dal poeta, vide la luce. Fino alla pubblicazione postuma dei «Pensieri» e dello «Zibaldone», le «Operette morali» rappresentarono l’unica raccolta compiuta di scritti in prosa dell’autore, nonché il nucleo fondamentale della sua filosofia e una chiave di lettura imprescindibile dei «Canti». Mazzatinti e Menghini, Bibliografia leopardia, n. 667 ; Catalogo del fondo leopardiano, n. 92 ; Besomi, Operette ed. critica (1979)

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