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Description

Mm. 212x140. Il volume si divide in due parti ed è composto complessivamente da 179 carte, numerate anticamente nell'angolo superiore esterno come segue: [24], 71; [4], 76, [4]. Fascicolazione: v + I14(+1) II-V16 VI14(-3); VII12(-1) VIII-XII10 XIII12 XIV8 + iii. Il primo fascicolo contiene un bifolio aggiunto inserito tre le cc. I13 e I14 (della prima delle due carte rimane solo il margine inferiore). Anche delle ultime tre carte del fascicolo VI e della carta VII9 è presente solo il margine inferiore. Il fascicolo XIV è inserito fra le cc. XIII11 e XIII12. COMPLETO. Nessun rimando, ma i fascicoli sono numerati nell'angolo inferiore interno. La filigrana, uniforme in tutto il volume, mostra due frecce incrociate (molto simile a Briquet 6280: Firenze, 1506-10), mentre la filigrana presente sui fogli di guardia anteriori e posteriori, una mano o guanto con fiore, è molto vicina a Briquet 11159 (Genova o Piemonte, fine del XV-inizio del XVI secolo). Scritto da una sola mano, nitida e ben leggibile, in inchiostro marrone con aggiunte di mani differenti sui risguardi anteriori e posteriori. Iniziali calligrafiche. Figura di un cavallo incollata in calce alla carta VI11v alla fine della prima parte. Testo su una colonna di mm. 155x103, 23 linee per pagina. Rigatura a matita. Sul contropiatto anteriore si trova la segnatura "2.N.3." Pregevole legatura coeva in pieno vitello su cartone, dorso a tre nervi con fregi a secco a motivi geometrici, etichetta con titolo manoscritto incollata lungo il dorso, piatti con due grandi arabeschi centrali e cinque decorazioni fitomorfiche più piccole entro un'ampia bordura geometrica, a sua volta incorniciata da molteplici bordure concentriche (il tutto impresso a secco), titolo manoscritto anche sul taglio inferiore (tracce di legacci, minime spellature al piatto posteriore, piccole mancanze alle cuffie). Alone nell'angolo inferiore esterno della prima metà del volume, fioriture sporadiche, tracce d'uso alle prime carte, ma complessivamente esemplare molto ben conservato ed estremamente genuino nella sua prima legatura.
Contenuto:
-i risguardi anteriori contengono proverbi, modi di dire e rimedi popolari per la cura del cavallo in latino ed italiano;
-Incipit della prima parte (c. I1r): "Libro de maschancia. Sopre attucti li altri animali che mai fureno dallo sumo fatore delle chose per luso deluso della umana generacione per lui subietta e nulo animal se trova piu nobile chel cavallo [...]";
-la parte prima si divide in sei libri, che trattano rispettivamente della generazione, addomesticamento, dottrina, bellezza del corpo, malattie accidentali e malattie naturali con relative cure (gli ultimi due libri formano in realtà un libro solo, di gran lunga il più lungo della prima parte, diviso in 67 capitoli numerati);
-Explicit della prima parte (c. VI11v): " [...] e quando sera frido dicto unguento ongierai li piedi de cavallo che aveva tristi piedi doi volte lodi lo voi ongniere che li fara fare boni piedi. Finis";
-Incipit della seconda parte (c. VII1r); "Libro sequondo de meschencia. Questo presente volume si tratta delle malatie che vengano al cavallo naturalmente [...]";
-la seconda parte si divide in 159 capitoli numerati e tratta delle malattie naturali dei cavalli con relativi rimedi, riprendendo alcuni degli argomenti già trattai alla fine della prima parte;
-Explicit della seconda parte (c. XIV8r): "E tutte queste cose siano bene anchor porate insiemi [sic] e fatta unguento de bono e optimo. Finis el presente volume laus Deo semper";
-anche le carte di guardia finali contengono vari proverbi, filastrocche apotropaiche e rimedi popolari in latino ed italiano per preservare la salute del cavallo.
INTERESSANTE MANOSCRITTO DI INIZIO CINQUECENTO, IN VOLGARE ITALOROMANZO PROBABILMENTE DI AREA MERIDIONALE, DEL PRIMO TRATTATO MEDIEVALE DI MEDICINA VETERINARIA.
Il nobile calabrese Giordano Ruffo compose il De medicina equorum alla corte dell'imperatore Federico II tra il 1250 (anno della morte di quest'ultimo) e il 1256 (anno della morte dell'autore). Il testo, originariamente scritto in latino, fu tradotto e rielaborato in varie altre lingue; inoltre servì da modello a cui attinsero, più o meno esplicitamente, tutti i successivi trattatisti della materia e la sua influenza durò ben dentro al XVII secolo. La fortuna del De medicina equorum, vero e proprio best-seller del tardo medioevo e della prima età moderna, è testimoniata dal numero ingente di manoscritti sopravvissuti (173) ed edizioni a stampa (16) in ben otto lingue diverse: latino, italiano, francese, occitano, catalano, galiziano, ebraico e tedesco.
Il De medicina equorum è presentato da Ruffo come frutto della sua personale esperienza con i cavalli maturata presso la corte di Federico II, nonché dei consigli e dei suggerimenti fornitegli, come ci informa l'autore, dallo stesso imperatore, alla cui "sacra memoria" l'opera è dedicata.
Il trattato si compone di sei sezioni, il cui ordine è rispettato anche nel presente manoscritto: "primo de creatione et nativitate equi; secundo de captione et domatione ipsius; tertio de custodia et doctrina; quarto de cognitione pulcritudinis corporis, membrorum et factionum illius; quinto de infirmitatibus ejusdem tam naturalibus quam accidentalibus; sexto de medicinis ac remediis contra infirmitates praedictas valentibus".
La versione originale latina si distingue per l'assenza di rimedi magici e pratiche superstiziose, presenti invece in modo significativo nella tradizione volgare. Queste successive "infiltrazioni" popolari (ben rappresentate anche nel presente manoscritto) caratterizzano il testo di Ruffo come un'opera aperta, atta a ricevere ed inglobare le successive esperienze culturali di traduttori e compendiatori; esse riflettono inoltre la penetrazione del trattato in diversi ambienti sociali e testimoniano il crescente uso del cavallo da parte delle classi inferiori per le attività pratiche quotidiane e non solo per usi militari.
Ad oggi, i manoscritti superstiti censiti del De medicina equorum sono 173, di cui 57 in latino, 94 in un dialetto italoromanzo, 8 in francese, 1 in occitano, 2 in catalano, 1 in galiziano, 1 in ebraico, 6 in tedesco e 3 bilingue (1 latino-francese e 2 latino-italiano). Dei 94 manoscritti che riportano una versione del testo in uno dei volgari italiani, solo 2 risalgono al XIII secolo, i rimanenti sono distribuiti come segue: XIV sec. 20, XV sec. 54, XVI sec. 12, XVII sec. 6.
Nonostante le difficoltà rappresentate dalla ricchissima tradizione manoscritta, dalla grande eterogeneità dei singoli testimoni (soprattutto volgari) e dalla mancanza di un'edizione critica del testo latino, l'analisi della tradizione manoscritta ha permesso di individuare molte delle varianti strutturali e testuali che caratterizzano le molteplici versioni del trattato. La posizione e l'eventuale suddivisione interna in capitoli delle sue sei sezioni, in particolare delle sezioni V e VI, può infatti variare molto da manoscritto a manoscritto. Nella presente copia, ad esempio, non vi è traccia in apertura della dedica a Federico II. Anche la divisione in due libri e la suddivisione del secondo libro in brevissimi capitoli non pare riscontrabile in altri esemplari. è ipotizzabile, previ ulteriori approfondimenti, che la seconda parte costituisca un'opera a sé stante ancora da identificare.
Cfr. A. Montinaro, La tradizione del "De medicina equorum' di Giordano Ruffo. Con un censimento dei testimoni manoscritti e a stampa, Milan, 2015.
Il bene è vincolato, in quanto ritenuto di interesse nazionale..

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